21.10.12

Cornacchie (un racconto alla Gerald Durrell con un pizzico di Stephen King... e nulla piu')

Da qualche anno -diciamo una quindicina- noto un aumento esponenziale di corvidi, dalle nostre parti. Cornacchie e taccole, ma anche gazze ladre si sono moltiplicate a dismisura, e rappresentano assieme ai gabbiani la maggioranza della fauna selvatica. Mi fanno un po' impressione, le cornacchie, perche' a terra hanno quel passo saltellato imposto da articolazioni poco adatte a camminare, e in volo manca loro la grazia dei rapaci o degli ardeidi. Non parliamo poi del verso, che e' diventato il paradigma dei suoni sgraziati e -stavo per scrivere "gracchianti"- metallici.

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Ricordo la prima volta che vidi una cornacchia, da piccolo. Avro' avuto sei o sette anni, e la bestia -che mi parve immensa- fu portata a casa da mio padre in una gabbia. Assieme alla cornacchia c'era un pappagallo (non nella stessa gabbia: pero' arrivo' a casa lo stesso giorno), e i due animali furono accomodati in garage, le loro gabbie appese a due chiodi nel muro.

Non ho memoria esatta di quel che successe poi, pero' sono sicuro che le gabbie rimasero piene per poco tempo. Un giorno le trovammo entrambe aperte, non s'e' mai saputo se qualcuno avesse rubato le bestie per portarle in una propria voliera, o se le avesse liberate in un impeto protoanimalista, oppure se addirittura i pennuti fossero riusciti da soli, a forza di becco, ad aprire il piccolo chiavistello e a guadagnar da soli il cielo.

Non e' che gli animali mancassero, a quei tempi: mio padre aveva una voliera che aveva ospitato canarini, mandarini e bengalini sino probabilmente ad una fatale gelata invernale, e l'immensa gabbia vuota divenne presto il magazzino per uno zoo cangiante popolato da serpi, orbettini e moscardini. La povera fauna campava per quanto poteva, poi s'arrendeva all'ineluttabile idiozia di noi ragazzi e trovava piu' sensato morire piuttosto che sperare che in un impeto di comprensione giovanile aprissimo loro i cancelli verso la campagna.

Quel che non poteva essere tenuto nella voliera era recluso in enormi mastelli di plastica da bucato: spinarelli, alborelle, raganelle, coleotteri acquatici e pulci d'acqua catturate nei fossi intorno alle case erano sempre presenti, spesso a divider la prigionia con le povere tartarughe d'acqua vinte al luna park dai ragazzi piu' grandi. Avevamo, noi bimbetti, un unico enorme cruccio: pur essendo la zona in cui abitavamo in aperta campagna e quindi piena di boschi, stagni e fossi, non c'era traccia di tritoni.

Tritone1
Chi riusciva a recuperarne alcuni, durante gite da amici o parenti, acquisiva un prestigio notevole, seppure effimero, vista la capacita' di questi anfibi di evadere anche da profonde prigioni di plastica.

A quei tempi (quasi quarant'anni fa... E il fatto che scriva "a quei tempi" e' sintomo sicuro di rincoglionimento...) gia' leggevo come un invasato. Avevo imparato (credeteci oppure no) da solo sia a leggere che a scrivere, grazie ai libri-alfabeto illustrati e alle lavagne con le lettere magnetiche. Ricordo (credeteci oppure no) la prima parola che scrissi sulla lavagna: "Balena". Ricordo anche la stanza nella quale la scrissi (l'anticamera del garage della cornacchia).

Molte altre cose le ho dimenticate, ma tra quelle che ricordo c'e' un libro che ho letto innumerevoli volte: "I figli dell'aria", di Emilio Salgari. Ricordo che parlava di pirati su incredibili macchine volanti fatte di palloni, eliche e vele, e io passavo interi pomeriggi ad aspettare l'arrivo di una di quelle meravigliose macchine.

Mai vista una, nemmeno da lontano, ma questo mi serve per dire che guardavo il cielo, da piccolo, e avrei ricordato se le cornacchie, le taccole e le gazze erano una presenza normale. Non lo erano; anzi, era piu' facile vedere una beccaccia che una cornacchia.

Allora, per tornare all'inizio: sono circa quindici anni che mi chiedo se c'e' una ragione particolare per questa esplosione di corvidi. I gabbiani si sono inurbati per i rifiuti, i piccioni sono secoli che colonizzano ogni anfratto delle torri delle citta' per nidificare in assoluta sicurezza, gli storni svernano nei parchi perche' la temperatura e' di qualche grado superiore a quella della campagna...

Ma i corvidi?

C'e' qualche motivo evoluzionistico per la loro presenza, oppure si tratta semplicemente di psicopompi che ci avvertono dell'ineluttabile fine della nostra civilta', e con la loro presenza ci accompagnano -meglio: accompagnano la nostra anima- verso il baratro?

Non lo so, davvero. So solo che sono tanti, e che la loro voce metallica la si sente molto spesso, cosi' come molto spesso si vede il loro volo strappato e potente.

Forse... forse ha ragione il Bianconi nella sua migliore canzone:

Io sono il corvo Joe
faccio paura
state attenti lasciatemi stare
solo certi poeti del male mi sanno cantare!
Ma vi perdono
perchè in fondo portate nel cuore
sangue che è destinato a seccare
vivete un morire

D'altronde, EA Poe ha scritto quel capolavoro che e' "The raven" avendo in mente non certo una colomba, no?

Only this, and nothing more!

 

Barney

 

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